di Giuseppe Tranchese
La mia visione olistica ed il grande trasporto verso la ricerca spirituale e scientifica mi hanno sempre spinto a non creare alcun legame univoco con una religione specifica, per quanto tutte rispettate e studiate, nei limiti delle possibilità, nei loro fondamenti storico-filosofici-spirituali.
Un particolare aspetto dei fenomeni della vita che mi ha sempre colpito e che, in modi diversi tra Oriente e Occidente, ha impegnato la speculazione filosofica-scientifica-spirituale, è stato quello di VACUITA’, di Vuoto, che trova nella ricerca buddhista la sintesi di significato migliore dal mio modesto punto di vista.
L’idea di vuoto di per sé è respingente. Ci spiazza, ci turba, ci spaventa.
Per questo Buddha, al momento della sua liberazione, rendendosi conto che avrebbe dovuto insegnare agli uomini che i fenomeni sono vuoti, preferì rimanere molti giorni nel suo stato di beatitudine nella foresta, evitando ogni contatto umano. Secondo la leggenda, solo le preghiere degli Dei lo convinsero a cambiare idea, o meglio, l’argomento che, anche se la stragrande maggioranza non avrebbe capito, ci sarebbe stato qualcuno che lo avrebbe pur fatto e dunque valeva la pena di insegnare.
La dottrina della vacuità (in sanscrito shunyata) fu sviluppata da Nagarjuna, che nacque nel II d.C. Fondatore della prima scuola di pensiero del Mahayana, quella del “sentiero mediano” e autore di un corpus cospicuo di scritti, condusse alle estreme conseguenze l’assunto per cui ogni fenomeno è dipendente da un altro ed è dunque condizionato e non ha perciò una sua realtà intrinseca. Di conseguenza, tutti i fenomeni, puntellandosi a vicenda, sono privi di un vero sé e sono pertanto “vuoti” cioè privi di un’esistenza inerente: ogni cosa dipende da un’altra per esistere. Nella dimensione fenomenica la mente è costretta a ragionare per coppie di opposti (bene-male, bello-brutto, essere-non-essere), ma esse sono illusorie e su un piano assoluto sono trascese: perfino samsara e nirvana non sono più due fatti diversi tra loro ma divengono due facce della stessa medaglia. Sperimentare il nirvana in vita è la comprensione liberatrice che porta all’estinzione della sete e dell’ignoranza di chi vi perviene. Così il nirvana non è diverso dalla realtà fenomenica, ma è la conoscenza del mondo così come esso è, una volta eliminata l’illusione che lo fa apparire manchevole e doloroso.
Nello stesso tempo non si può nemmeno affermare che le cose non esistono: la posizione di Nagarjuna non è il nichilismo. Nagarjuna si spinge oltre: con la sua dialettica stringente egli arriva a dimostrare che il linguaggio e la logica sono mezzi inutili per conoscere la realtà e che dovremmo, dunque, liberarcene. La logica stessa è illogica e la realtà è vuota, cioè priva di significato. Questa è la dottrina della vacuità. Ne consegue che nell’istante dell’illuminazione, ci si rende conto che quello che sperimentiamo come mondo fenomenico, quando usiamo la coscienza convenzionale, è vuoto nella sua dimensione assoluta. E così la vacuità è anche l’apice della meditazione: stati di coscienza senza un contenuto oggettuale.
Logica e linguaggio continuano a mantenere una loro utilità, ma solo sul piano della verità relativa, la perdono nella realtà assoluta. Le opinioni sono distrutte.
C’è un’altra conseguenza.
Se tutti i fenomeni si puntellano a vicenda, risultando privi di un autentico sé e dipendendo da altro per esistere, ne deriva che ogni cosa è impermanente.
Quello che chiamiamo “Io” è solo un’illusione di un sé sostanziale, in realtà è un turbine di cinque aggregati: il corpo, le sensazioni, le percezioni, le formazioni mentali e la coscienza. Essi sono in continua trasformazione, in perenne divenire. Chi medita sugli aggregati arriva a comprendere: “Questo non sono io”, “questo non è mio”. Gli si rivela così la dottrina della non esistenza del sé e, automaticamente, smette di sentirsi superiore, inferiore o uguale agli altri.
Il passo successivo è sentirsi solidale con loro, dal momento che ogni differenza è scomparsa. La Compassione.
Un testo di approfondimento sull’argomento che ho trovato interessante è ” Il Nocciolo della Vacuità” di Thich Nath Hanh – 2025 Ubiliber



